I principali riti nella cultura norrena

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BUONA LETTURA

Quivi riporterò soltanto i passaggi fondamentali dei principali riti (quindi non tutti) e senza dettagli specifici. Ho i miei buoni motivi per farlo. Ogni eteno è libero di tenere i propri riti, a differenza di altre religioni dove è compito solo ed esclusivo dei sacerdoti o ministri del culto. Gli unici sacerdoti presenti nella cultura del Nord sono i goðar e le gyðjur (plurale, singolare: goði e gyðja), e sono soltanto persone colte che conoscono alla perfezione i riti e la cultura, perciò quasi sempre incaricati di tenere i vari riti.


Avvertenza


Questo articolo riguarda il rito antico, l’Antico Culto, l’Antica Via. Il neopaganesimo, nelle sue forme di Ásatrú, Vanatrú, eccetera, non ha quasi nulla a che vede con i riti qua descritti. Dico “quasi” perché molti riti neopagani si fondano su quelli antichi; tuttavia sono fondamentalmente diversi. La seguente nota tratta in modo esplicito di spargimento di sangue, di morte sacrificale e di altri contenuti che potrebbero essere ritenuti violenti da persone sensibili. Il lettore che s’appresta a leggere da qui in avanti ne è ora conscio.

Blót - Sacrificio


Passiamo ora al rito più importante della religione del Nord Europa, vale a dire il blót, il sacrificio. Il blót poteva avere svariate funzioni: propiziatorio, divinatorio, protettore, eccetera. Come detto prima, i blót principali erano accompagnate dalle veizlur, dalle feste, ma di questo tratterò meglio dopo.

Ogni blót ha la seguente preparazione: 

1° - Santificare agli dèi una vittima sacrificale. I vegetali sono considerati come esseri viventi; perciò un blót può essere effettuato anche con una mela come vittima sacrificale. Non è necessario un animale. 
2° - Cospargere la vittima sacrificale di hlaut (sangue sacrificale); mjǫðu (idromele sacrificale) oppure bjóru (birra sacrificale). 

Dopodiché si procede al blót vero e proprio: 

1° - Si uccide la vittima sacrificale. 
2° - Si cospargono l’altare ed i partecipanti con il suo sangue o i suoi liquidi. 
3° - Si mangia ciò che rimane della vittima sacrificale. 

Il blót può essere seguito dalla sumbel, la bevuta sacra, descritta in seguito. 


Sumbel - Bevuta sacra 


È la bevuta sacra. La sumbel è uno dei riti più semplici; semplicemente si consacra agli dèi la bevanda quando creata (fermentata, bollita, eccetera), dopodiché la si beve in corni o calici anch’essi consacrati agli dèi. Principalmente è utilizzato l’idromele, preparato e consacrato un anno prima della sumbel.

Fóstbrœðralagr - Fratellanza di sangue


La fratellanza è uno dei riti più importanti della religione etena. Un fratello o sorella di sangue, infatti, è considerato/a come un vero e proprio membro della famiglia, a livello di parentela.

Per prima cosa si santificano una lancia ed un athame (pugnale forgiato per i riti) agli dèi invocati per la fratellanza. I due partecipanti si inginocchiano. Una zolla di terra viene colpita con la lancia consacrata ed i due partecipanti vengono cosparsi con la zolla di terra. Un’altra variante prevede il sollevamento di una zolla con due lance con i partecipanti che ci passano sotto. 

Dopodiché si incide un taglio sul braccio destro di entrambi i partecipanti con l’athame, invocando la dea Vár, la dea dei giuramenti. Si fa dunque mischiare il sangue dei due partecipanti, mettendo a contatto i tagli. Si pronunciano dunque frasi di giuramenti eterni. Fatto ciò, il rito è finito, ma una sumbel è fondamentale per festeggiare l’eterno legame di parentela appena stabilito. 

Brúðhlaup - Matrimonio 


Il brúðhlaup è una variante della fratellanza di sangue, ma sancisce un legame affettivo e coniugale tra due individui (anche di sesso uguale). Si suddivide in quattro procedure: 

1° - Kaup: è la promessa, il fidanzamento. I due sposi versano il denaro necessario per organizzare il matrimonio e in tempi antichi veniva chiesto il permesso alle famiglie di entrambi. 
2° - Festar: è il fidanzamento vero e proprio. È un periodo fondamentale, che varia dai 6 mesi in su, in base a quanto concordato durante la kaup. Serve come sorta di “periodo di prova”; in cui gli sposi non sono effettivamente legati e possono decidere d’interrompere il processo di matrimonio in un qualsiasi momento; poiché il matrimonio è eterno (come le fratellanze di sangue). 
3° - Brúðhlaup: è il matrimonio vero e proprio. La procedura è simile a quella della fratellanza di sangue; ma senza la variante della terra e con il rito leggermente differente. 
4° - Hjón: è la conclusione del matrimonio. Agli sposi viene aggiunto un altro nome, composto dal nome del marito declinato al genivito (possessivo) e la desinenza “-brúði” (moglie) per le donne e dal nome della sposa declinato al genitivo e la desinenza “-verr” (marito) per gli uomini.
Anche qui è fondamentale una sumbel per festeggiare il sacro legame. In questo caso la sumbel è tradizionalmente a base di idromele. Gli sposi rimarranno da soli per un mese lunare e consumeranno idromele ogni giorno. Da qua deriva il termine “Luna di Miele”. 

Landtǫkum - Presa di possesso della terra tramite consacrazione 


Specialmente durante la colonizzazione vichinga (750 d.C. circa) si sviluppò il landtǫkum, ovvero la presa di possesso definitiva di una terra conquistata o trovata, grazie alla consacrazione come propria agli dèi. Anche questo rituale è molto semplice: si delimita il confine della propria terra con mucchi di sale (non per forza una linea ininterrotta). Dopodiché si consacra una torcia (di legno) agli dèi e la si accende. Tenendo nella mano destra la torcia, si marcia lungo i confini della terra, pronunziando i nomi degli dèi del rituale. Il dio dei recinti/terreni è tradizionalmente Heimdallr, colui che sorveglia Ásgarðr, la terra degli dèi; dotato di un udito così sopraffino da udire i fili d’erba crescere e di una vista tale da mirare le stelle più lontane. Gli spiriti protettori dei confini terrieri sono chiamati landvættir

Veizla - Festa 


Le veizlur (singolare veizla) sono le feste nella cultura norrena. Non sono un rituale vero e proprio; ma piuttosto un proseguimento festosi di altri rituali. Celebri sono le blótveizlur, le feste dei blót, trattate all’inizio di questa nota. Una veizla non segue uno schema particolare: generalmente, però, inizia con la consacrazione dell’evento agli dèi e finisce con la sumbel, la bevuta sacra. Una veizla può durare da pochi minuti ad interi giorni, come nel caso della Jólablótveizla; che dura circa 5 giorni. 

Blótveizla - Festa post-sacrificio 


È la festa dei blót più importanti, che spesso durava intere giornate o addirittura giorni. Tra i blót perennamene accompagnati da blótveizlur si ricordano quelli che sono anche le principali festività norrene, ovvero lo Jólablót (13 gennaio, noto anche come Yule o Jul), il Þorrablót (14 febbraio), il Sigrblót (14 luglio) e i Dísablótar (13 ottobre e 13 febbraio). 

Erfi - Funerale 


Lo erfi è il funerale norreno. Il funerale è l’ultimo rito a cui è sottoposto il corpo di un uomo o di una donna. I corpi vengono bruciati, per favorire l’accesso dell’essenza (hugr) al Regno degli Dèi e non solo dell’anima, che si distacca dal corpo al momento della morte. V’erano tre tipi di funerale: 

- con barca funebre, erfadrakk o báðgraf, rispettivamente la barca funebre da mare che andava al largo ed incendiata tramite frecce infuocate (o colate di fuoco da un ponte) e la barca funebre che fungeva da pira terrestre; 
- con pira, erfabáleit, una pira eseguita sulla terraferma e differente dalla báðgraf per la forma; 
- con tumulo, di evidente influenza islamica e cristiana. 

Il rituale è in comune per i primi due tipi di funerale. 

1° - Si pone il defunto sulla sua barca funebre con i suoi averi. 
2° - Si santifica il rito agli dèi tramite un’ascia o un martello, ed in particolare ad Hel, dea degli inferi, e ad Óðinn. 
3° - Si procede col dar fuoco alla pira, sia essa in terra o in mare. 

Un corpo umano, senza eventuali combustibili, impiega dalle 8-10 alle 72-80 ore a bruciare completamente. Perciò, dal tempo della sua scoperta come combustibile, si è utilizzato l’olio per velocizzare il processo. Questo è importante soprattutto nei funerali con erfadrakk, tipicamente adottati dai vichinghi per i morti in battaglia, poiché la nave di legno, bruciando, affonda, e dunque il corpo rischia di non bruciare completamente. 

Un grande disonore, come nella Roma etena ed in Grecia, era venir lasciati a deperire una volta morti. Anche i servi avevano diritto alla loro pira funebre nel Nord Europa, e persino i condannati a morte per crimini contro l’intera comunità. I casi di abbandono del cadavere o di seppellimento sono rarissimi. 

Fonti scritte 


Heimskringla, Edda poetica, Edda in prosa. 

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