Il sacrificio nel culto norreno

Prefazione

Oggidì molti hanno una concezione di « blót » sbagliata, o meglio, che differisce da quel che blót significava per i norreni, e che ci è pervenuto così bene sia per via delle “oasi etene” sia per fonti scritte con accurati dettagli come la Heimskringla.

Il termine “blót”

Il termine “blót” significa letteralmente “sacrificio”, ma anche, sotto forma di verbo (blóta), “rafforzare”. È connesso con la parola “blóð” (sangue), dalla quale sembra addirittura derivare, e con il verbo “blœssa” (benedire), anche se quest’ultimo, viceversa di blóð, sembra derivare da blót.

Pertanto, già il termine blót va inteso come vero e proprio sacrificio, ed ora passeremo ad analizzare con precisione cos’è il blót vero e proprio.

Il rituale del blót

Questi sono i passaggi principali di ogni blót:

1° - Santificare agli dèi una vittima sacrificale. I vegetali sono considerati come esseri viventi; perciò un blót può essere effettuato anche con una mela come vittima sacrificale. Non è necessario un animale.
2° - Cospargere la vittima sacrificale di hlaut (sangue sacrificale); mjǫðu (idromele sacrificale) oppure bjóru (birra sacrificale).

Dopodiché si procede al blót vero e proprio:

1° - Si uccide la vittima sacrificale.
2° - Si cospargono l’altare ed i partecipanti con il suo sangue o i suoi liquidi.
3° - Si mangia ciò che rimane della vittima sacrificale.

Passiamo dunque a specificare quando si tenevano principalmente blót con animali e quando con oggetti o vegetali.

Vi sono tre blót (plurale di blót) principali durante l’anno: lo Jólablót, conosciuto oggidì anche come Yule, il Sigrblót ed il Vetrablót. Vi sono poi altri due blót meno importanti ma comunque rilevanti: il Dísablót, che in realtà sono due (uno ad ottobre, l’altro a febbraio) e lo Álfablót, meno importante solo perché ristretto al solo cerchio familiare e dunque senza festa (veizla) pubblica.

Durante questi blót principali, era d’obbligo il sacrificio animale. Sarebbe stato un grande disonore sacrificare una mela a Freyja durante il Vetrablót, oppure una lancia ad Odino durante il Sigrblót. Infatti erano blót importantissimi, poiché i loro scopi lo erano (e sono tutt’ora): lo Jólablót, a metà inverno, serviva ad auspicare il superamento della metà d’inverno più rigida, quella che veniva, ed al contempo ringraziare per aver superato la prima; il Sigrblót era un blót sia per auspicare la pace nelle proprie terre che per ingraziarsi il Padre dei Caduti quando iniziavano le razzie vichinghe; il Vetrablót era il blót d’inizio anno (e anche inizio inverno, che, nel calendario norreno, coincidono) che auspica ad un buon anno ed alla prosperità – in pratica, il nostro odierno Capodanno – . I Dísablótar erano rivolti alle dise; ovvero, spiriti del destino che occorre ingraziarsi poiché possono influenzare sulla vita mortale, al pari di valchirie, norne e vette. Lo Álfablót era dedicato agli elfi, portatori di prosperità, ed era solo ad ambito famigliare.

Invece, per tutti gli altri blót, che si possono tenere quando si vuole, anche da soli, si preferivano vegetali od oggetti.

Il blót oggi

Oggi, i blót sono stati ricostruiti dalle associazioni neopagane come vaghe copie dei “sacrifici” neopagani (wicca), ovvero, statue di paglia bruciate, spine di grano, e cose che i norreni, per quanto risulta dalle fonti scritte e dai ceppi di praticanti tradizionalisti che dal 1000 d.C. non han mai smesso di praticare l’Antico Culto, non c’entrano nulla con l’Antica Via.

Infatti, a causa del predominio cristiano, i blót furono banditi – pena la morte – ma sopravvissero nelle sopraccitate “oasi etene”. Pertanto, ne abbiamo la testimonianza vivente di questi ceppi di eteni sopravvissuti fino ad oggi. Uno di questi ceppi rimasto più integro e ancora attivo oggi, è quello dei forn sedar della foresta sacra (lunð) di Tiveden, della Trollkyrka. Proprio a Trollkyrka v’è un incisione che descrive benissimo il blót:

Elden den “köllas” av nio slags ved, | Il fuoco è alimentato con nove tipi di legno,
det är gammal sed. | come da antica tradizione.
Offer till andarna skänkes, | Un sacrificio è offerto agli spiriti,
med blodet sig allom bestänkes. | tutti saranno cosparsi del sangue.
Det bästa till andar föräras, | La parte migliore è per gli spiriti,
det som blir över skall av männerna täras. | ciò che rimane è per gli uomini.

Questo dimostra inconfutabilmente il sacrificio animale, che molti neopagani rinnegano. Come si può notare, la lingua è lo svedese: infatti, tale incisione risale al 1700 d.C., esplicitando come anche in epoca moderna chi segue l’Antica Via segue anche l’antica tradizione del sacrificio animale.


3 commenti:

Daniele Milano ha detto...

Cosa intendi per oasi etene?

Bjǫrn Mánagoði ha detto...

Posti dove la religione tradizionale non è mai stata soppiantata dal cristianesimo (nel caso del Nord Europa); per esempio Trollkyrka, dove sono documentati riti eteni nel 1700 ma di dove si sapeva fin dal 1523 che il cristianesimo non fu mai adottato. C'è una nota al riguardo: http://norroenn-forn-sithr.blogspot.it/2014/09/trollkyrka-la-chiesa-del-troll.html

Daniele Milano ha detto...

Grazie mi precipito :)