Il sacerdozio nel culto norreno

Prefazione

Nella religione dei norreni ogni uomo libero (ma non schiavo) aveva il diritto di eseguire un rituale, a differenza di molte religioni politeiste (così come monoteiste). Tuttavia, generalmente ogni persona dedica la sua vita ad un mestiere o una vocazione diversa: guerriero, fabbro, politico, eccetera. Perciò, fin dal tardo 50 a.C. (l’epoca di Giulio Cesare, infatti è lui a riportarcelo), erano presenti degli uomini o donne che dedicavano quasi tutta la loro esistenza al servire gli dèi, e vennero chiamati, in epoca vichinga (750 - 1000 d.C.) rispettivamente goði (sacerdote) e gyðja (sacerdotessa). Il termine non va confuso col tardivo góði, che è la coniugazione nominativa debole di góðr, ovvero “dio”, e ha pronunzia differente, [guudh(r)] e che quindi si evolse in “gud” nello scandinavo moderno.

Il goði e la gyðja

La figura del goði o gyðja è diversa da quella comune di sacerdote che può avere un sudeuropeo. Infatti, i sacerdoti greci e romani, erano addetti al compiere la volontà degli dèi e facevano praticamente solo quello per tutta la vita (ma non mancano casi di sacerdoti guerrieri o altro). Nelle tradizioni etene del Sud Europa erano gli unici mortali ammessi a compiere i riti; con eccezione dei personaggi più importanti, che di solito venivano anche santificati agli dèi.

Nel Nord Europa, invece, come detto prima, ogni uomo era libero di compiere un rito, non solo personale, ma anche pubblico. Pertanto, così come ogni uomo era in parte un “sacerdote”, i sacerdoti veri e propri non dedicavano tutta la loro esistenza agli dèi, ma compivano anche mestieri, andavano in guerra, mettevano su famiglia, e qualsiasi altra cosa volessero fare. Un goði o una gyðja tuttavia non era una persona qualunque: era (ed è) saggio, colto, profondo conoscitori di tutti i rituali e profondo conoscitore degli dèi. Un goði o una gyðja viene nominato/a da un altro goði o gyðja attraverso un rituale (senza nome) atto alla santificazione agli dèi di tale persona. Generalmente un goði o una gyðja sceglie un dio o una dea in particolare a cui dedicarsi; ma ciò non vuol dire assolutamente che credano solo in esso/a, poiché la loro anima viene legata a tutti gli dèi, ma semplicemente si ritengono servi in particolar modo di quel dio o quella dea.

Il rituale di consacrazione di un goði o una gyðja

Il rituale di consacrazione è privato e prevede questi passaggi, ed è l’unico rito che può eseguire solo un altro uomo santificato:

1° - Il goði nominante sacrifica un animale o pianta agli dèi e ne cosparge il goði nominato;
2° - Il goði nominante incide un taglio con un athame sul petto del goði nominato;
3° - Il goði nominato giura fedeltà agli dèi ed in particolar modo al dio o dea di cui si ritiene sacerdote / sacerdotessa;
4° - Il goði nominante gli assegna nuovo nome, composto da nome del dio/dea (o di tutti gli dèi o di famiglia degli dèi) più -goði o -gyðja;
5° - Il nuovo goði sacrifica a sua volta un animale o pianta agli dèi, come prima atto da sacerdote e come ringraziamento.

Oggidì non è cambiato molto. I processi son gli stessi, ma i goði e le gyðja son scelti con molta più cautela. Praticamente i goði e gyðja si rifiutano di santificare chi non ritengono degno, ed essendo l’unico rito che può eseguire solo chi è stato santificato agli dèi, ciò vuol dire la negazione al passaggio da uomo comune (che può in ogni caso tenere tutti i riti!) a goði o gyðja. Questo avviene perché con la nascita del neopaganesimo e la moda dei vichinghi, moltissimi uomini o donne si avvicinano alla cultura del Nord Europa apprendendo tuttavia informazioni sbagliate e non conoscendo la realtà. Ricapitolando, un goði e una gyðja si differiscono dagli uomini o donne comuni solo per il fatto d’esser santificati agli dèi. Ciò permette solo a loro di nominare altri goði e gyðja. Ma, in particolare, un goði o una gyðja è una persona che si dedica all’apprendimento dell’Arte Antica, dell’Antica Via, dei veri riti, della cultura ed alla conoscenza degli dèi. Pertanto, in presenza d’essi, sono quasi sempre incaricati di tenere i rituali.

Ultimo, ma non meno importante, va ricordato che i norreni, 1200 anni fa come oggi, non facevano distinzioni tra uomini e donne, neanche in minima parte, per quanto riguarda i diritti. Anzi, in Svezia e Norvegia, in epoca vichinga, le figure di culto erano principalmente gyðja: questo perché le donne erano più propense a servire per tutta la vita gli dèi, o meglio ancora, gli uomini preferivano (e preferiscono) andare in battaglia, per via del carattere più aggressivo dell’uomo (è una differenza biologica dovuta alla produzione di testosterone). Pertanto, una gyðja era e deve essere esattamente come un goði, senza nessunissima differenza. Lo stesso vale per le donne, che esattamente come qualsiasi uomo, potevano tenere i riti.


Fonti scritte

Heimskringla, Saga di Óláfr il Santo.

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