Gli alfabeti runici norreni

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BUONA LETTURA

Premessa tecnica


Per questo post ho utilizzato il font runico. Se dovessi vedere delle codifiche (quadratini, punti di domanda ecc.) al posto delle rune, come per esempio per ᚠ, qua è dove poter scaricare e installare gratuitamente Junicode, un codice open source in versione β, che, tra gli altri, racchiude anche il font runico.

Differenze tra gli alfabeti runici


Vi sono due tipi di alfabeti generalmente associati alla cultura norrena: quello antico e quello recente. Parto subito col dire che quello recente è il più corretto per la lingua norrena. Il FUÞARK antico però è, paradossalmente, quello più utilizzato oggigiorno; questo perché è composto da 24 rune, ergo più si avvicina all’alfabeto latino inglese (e italiano). Il FUÞARK antico era in comune a quasi tutte le tribù germaniche del Nord Ovest e Nord; quando iniziò l’epoca vichinga e il proto-norreno si evolse in norreno, lo fece anche l’alfabeto runico. Venne modificato e ridotto a 16 rune. Dunque, scrivere in norreno e usare il FUÞARK antico, è un’anancronia. Il FUÞARK recente “standard” è in realtà semplicemente la variante danese in uso dal 750 al 950 d.C. circa, come lo stesso norreno per come lo intendiamo noi, peraltro. Vi sono le varianti successive fino al 1300, degne particolarmente di nota sono le norvegesi e svedesi a braccia corte.

Partiamo dunque con l’elencare i due principali FUÞARK con le relative traslitterazioni in alfabeto latino e il nome della runa.

FUÞARK Antico (24 rune)


- Fehu = F
- Ūruz = U
- Þurisaz = Þ/Ð
- Ansuz = A
- Raidō = R
- Kaun = K/C
- Geibō = G
- Wunjō = V/W
- Hagalaz = H
- Naudiz = N
- Īsaz = I
- Jēra = J
- Eihwaz = Æ
- Perþō = P
- Algiz = Z
- Sōwilō = S
- Tīwaz = T
- Berkanan = B
- Ehwaz = E
- Mannaz = M
- Laguz = L
- Ingwaz = NG
- Ōþalan = O
- Dagaz = D

Note: Questi sono i nomi proto-germanici delle rune (tranne Eihwaz: questo è il nome più comune, ma si tratta di un mix tra il proto-germanico e l’anglosassone, non di solo proto-germanico), infatti, come detto in precedenza, i testi con questo FUÞARK in norreno sono praticamente inesistenti. Nel FUÞARK Antico si usavano le doppie fuorché per le vocali. Nota sulla pronuncia: nel proto-germanico ricostruito, la "z" finale ha suono di "r" un po' meno marcata di quantolo sia in italiano. Praticamente la "r" finale norrena, a volte trascritta con ɽ o ʀ. Ne consegue che, ad esempio, "Naudiz" non si legga proprio come in italiano ma "Naudir" (con la R leggermente diversa come detto poc'anzi).

FUÞARK Recente (16 rune)


- Fé = F
- Úr = U, Y, Ø, V
- Þurs = Þ, Ð
- Áss = A, Æ, Œ
- Reið = R
- Kaun = K, G
- Hagall = H
- Nauðr = N
- Isa = I, E, J
- Oðal = O, Ǫ (Ö)
- Yr = ɽ (R a fine parola)
- Sól = S, Z
- Týr = T, D
- Bjarki = B, P
- Maðr = M
- Lǫgr = L

In FUÞARK Recente non si usano le doppie rune se non per suoni diversi o per le composizioni.

Queste sono le cosiddette rune a “braccia lunghe”, in quanto esiste anche un fuþark recente con delle rune semplificate, dette a “braccia corte”. Cambiano la metà delle rune, anche se di poco: Hagall diventa , Nauðr , Áss , Sól , Týr , Bjarki , Maðr e Yr. Queste rune a braccia corte si sono eventualmente semplificate nel fuþark di Hälsinge, ma non riguarda più la cultura norrena, perciò non approfondirò.

Tornando alla trascrizione, si può notare che alcune rune, come Lǫgr e Nauðr, hanno mantenuto un singolo suono, mentre altre sono bivalenti (Týr, Bjarki ecc.) e altre addirittura polivalenti. Questo rende complessa la decifrazione se non si conosce bene la lingua nella quale si scrive; crea inoltre molte doppie (soprattutto per il dittongo “ei”, molto comune, dato che sia la E sia la I utilizzano Isa) che, ricordo, quando si scrive in runico sono un errore (“Hagall” si trascrive ᚼᛅᚴᛅᛚ e non ᚼᛅᚴᛅᛚᛚ). Può sembrare più complicato, ma, per il norreno, è effettivamente più pratico, ed è naturale, essendosi evoluto paripasso con esso. Consiglio inoltre di impararlo, per non essere anacronistici quando si vuole usare “qualcosa di norreno/vichingo”.

Translitterazione da alfabeto latino a runico delle lingue moderne


Altro discorso riguarda invece la translitterazione da l’alfabeto latino al runico. Per l’italiano l’unico problema riguarda gli accenti: infatti non esistono rune accentate e sarebbe un sacrilegio pensare di scrivere una Áss con l’accento. Non esisteva neanche l’apostrofo, il che rende vano per esempio scrivere [A’].

In ogni caso gli accenti sono superflui per un madrelingua, e dunque l’italiano è una lingua poco problematica per la translitterazione in runico: ha tutte le lettere runiche di cui ha bisogno, in quanto la [q] ha il medesimo suono di [k] e [c], pertanto viene trascritta con Kaun. La [x] tecnicamente non fa parte dell’alfabeto italiano; tuttavia è presente in parole come “extra”, “xilofono”, eccetera. Ebbene, semplicemente si trascriverà [c] + [s] (Kaun + Sól).

La Y viene trascritta sia come [u] che come [ju] che come [iu]. Questo è il motivo per cui molte parole norrene sono evolse in norvegese con la Y e in svedese con JU, per via della translitterazione in alfabeto latino del suono [y]. (Un esempio è la parola norrena “lýs”, divenuta “lys” in norveges e “ljus” in svedese).

Per le lingue scandinave e per il tedesco, c’è invece il problema dei caratteri speciali, ovvero, Ä, Ö, Ü, ß, Å, Ø ed Æ. Questo problema è sorto anche con le macchine da scrivere nel 1800, made in U.K. e pertanto sprovviste dei caratteri speciali, perciò è stato da tempo ovviato con le translitterazione dei caratteri speciali in dittonghi latini. Per chi non le conoscesse, le riporterò in seguito: Ä/ä, Æ/æ = [ae]; Ö/ö, Ø/ø = [oe]; Ü/ü = [ue]; ß = [ss]; Å/å = [aa].

Pertanto il tedesco “München” sarà trascritto come Muenchen.

Per l’inglese, l’unica differenza è l’utilizzo di Þurs [ᚦ] per i vari [th], e l’utilizzo di Kaun [ᚲ] sia per la [c] che per la [k].

Conclusione


Io stesso sono costretto, sebbene conosca molto bene il FUÞARK recente (quando scrivo gli appunti in norreno, uso quello...), a utilizzare il fuþark antico, in quanto il primo è quasi sconosciuto. Ciò accade anche a molti altri divulgatori, perciò, non bisognerebbe mai giudicare la precisione di qualcuno/a in base al fuþark che usa. Tuttavia, la conoscenza ed utilizzo del fuþark recente, denota già una buona istruzione, non “da internet”.


Fonti


Codex Sangallensis 878, pagina 321 (ovviamente è in latino, e molto sbiadito!)

Poema Norvegese delle Rune: contiene tutti i nomi norreni delle rune;

Handritasafn Árna Magnússonar: “collezione dei manoscritti di Árni Magnússon”, studente universitario e archeologo islandese del XVIII secolo, contiene prove ed attestazioni del medesimo sulle epoche di utilizzo del fuþark antico e recente in Islanda e Scandinavia.

Inoltre due links esterni su degli articoli moderni, in quanto sono molto ben scritti e citano le fonti:



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