Il norreno, la lingua dei vichinghi

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BUONA LETTURA


Prefazione 


Mi sono reso conto di aver scritto post sul saluto in norreno, sulla formazione dei nomi e sulla pronuncia, ma mai un post mirato a spiegare per bene la lingua dei norreni/vichinghi. Dunque eccolo. Non è un post che scende nei dettagli linguistici, perciò non troverete una lezione di grammatica, piuttosto, di inquadramento e spiegazione generica, perché l’obbiettivo non è insegnarlo, quanto, piuttosto, far rendere conto di che lingua parlava il popolo, diciamo che è un inquadramento generale. 

Classificazione 


Il norreno propriamente detto è la lingua germanica (una delle quattro grandi famiglie linguistiche di discendenza indoeuropea parlate in Europa; le altre sono le latine/romanze, le celtiche e le slave) parlata in Scandinavia, Islanda, Fær Øer, Normandia, Nord-Est dell’Inghilterra (e le sue isole) dal 700 al 1300 d.C. circa. Discendente dal proto-norreno, lingua dei germani che iniziò a differenziarsi dal germanico attorno al 200 d.C., è in realtà suddivisibile in due dialetti, ovvero norreno occidentale e orientale (parlato in Svezia e Danimarca). Quello comunemente usato è l’occidentale; comunque, se trascritti con lo stesso metodo, risultano due dialetti quasi identici. Il norreno è, per le lingue nordgermaniche, ciò che è il latino per l’italiano; i suoi diretti discendenti sono l’islandese, il faroese, il norvegese, lo svedese e il danese. Era/è mutualmente intellegibile con l’anglosassone (antico inglese), e, nonostante l’evoluzione, anche con tutte le altre lingue germaniche dell’epoca. I sui nomi in in norreno stesso sono “norrœnt mál” (lingua norrena) o “dǫnsk tunga” (lingua danese). 

Ortografia 


La prima ortografia con alfabeto latino standardizzata norrena è data dal “fyrsta málfræðiritgerðin”, il primo trattato grammaticale norreno, del XII secolo, redatto da un islandese sconosciuto; la differenza sostanziale con quella moderna, è solo la presenza di “ę” al posto di “æ”, nonché la “c” minuscola al posto della “s”. Dal 1600 al 2000 (circa) veniva utilizzata anche la “ö” al posto di “ǫ”, tale utilizzo è da ricercare nelle influenze della grafia tedesca nell’islandese (l’islandese usa ancora la “ö”) e in seguito l’assenza del carattere “ǫ” nella maggior parte dei software. Bisogna ricordare che il norreno veniva originariamente scritto in runico recente, come già detto in un altro post, e che dunque l’alfabeto latino non ne è autoctono. 

Grammatica 


Come detto all’inizio, non farò un corso di norreno, tuttavia qualche elemento è utile ad inquadrare bene la psicologia dei norreni: la grammatica non è complessa quanto quella latina o slava dell’epoca, anche se presenta molti tratti propri (esempio: i pronomi duali, “noi due” e “voi due”, o ancora l’articolo determinativo come desinenza). È comunque arcaica rispetto a quella dell’italiano, il che la rende abbastanza complessa da apprendere. Quella islandese è rimasta pressoché invariata. 

Il norreno ha tre generi: neutro, maschile e femminile; cosa molto importante da notare è che il genere comune non è il maschile, bensì il neutro. 

La R finale, caratteristica del norreno, e la doppia N, sono dette “lettere mobili” o “inflessibili”, in quanto declinando vengono perse. 

Evoluzione 


Verso il 1100, il norreno iniziò ad evolversi in sueonico (antico svedese), antico islandese, antico norvegese e antico danese. Per arrivare ad una distinzione netta, però, dobbiamo aspettare il 1523 con la dissoluzione dell’Unione di Kalmar, e il conseguente Impero Svedese e le conseguenti influenze dal resto d’Europa. La “stoccata” finale è arrivata da Bernadotte, nel 1818. 

Conclusione 


Oggi, l’unica lingua realmente ancora intellegibile col norreno, è l’islandese; tuttavia, solo in forma scritta, poiché la pronuncia è quasi completamente diversa. Persino un faroese non è più in grado di capire il norreno, se non lo studia. Le differenze ortografiche islandesi sono minime e si possono elencare in due righe: “œ” è stata inglobata in “æ”, “ǫ” è diventata “ö” come già detto, quasi tutte le “k” finali sono diventate “g”, le “ð” sono diventate “t” e viceversa, molte vocali sono state raddoppiate, e prima della caratteristica “r” finale norrena è stata aggiunta la “u” (úlfr → úlfur). Tutto ciò per dire che, chi volesse imparare il norreno, non avrebbe solo il vantaggio di conoscerlo, ma anche di capire una lingua europea moderna; e per farvi rendere conto di quanto gli islandesi amino la loro tradizione e siano avvantaggiati negli studi. 

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