Fyrirsǫgn ok Formáli - Introduzione e Prologo

Fyrirsǫgn ok Fórmali composti da Snorri Sturluson
Intestazione e Prologo a cura di Bjǫrn Vargsson


Questo libro si chiama Edda. Lo scrisse Snorri Sturluson e qui vi è l’ordine in cui lo compose. Prima parla degli Æsir (Asi) e di Ymir, poi c’è il Skáldskaparmál con tutte le sue parti ed infine lo Háttatal, che Snorri scrisse per re Hákon e per il duca Skúli.

1 – Evoluzione del concetto di Dio.

In principio Dio Onnipotente diede vita al cielo, alla Terra e a tutte le cose che vi appartengono, ed infine creò due uomini, dai quali discesero tutte le razze umane, Adamo ed Eva, i cui figli si riprodussero e diffusero per tutto il mondo.
Ma col passare del tempo, l’umanità si differenziò: molti erano bravi e rispettosi, ma molti altri s’abbandonarono ai piaceri della vita ed infransero i comandamenti di Dio, perciò Dio sommerse il mondo con un Diluvio Universale che uccise tutte le creature viventi fuorché quelle che erano sull’Arca di Noè. Dopo il Diluvio di Noè, vissero otto uomini, che abitarono la Terra e da loro discesero tutte le razze umane, ma successe di nuovo come in precedenza: quando gli uomini ripopolarono la Terra, molti di loro bramarono le ricchezze e le gioie della vita e trasgredirono le Leggi Divine, arrivando al punto di non nominare più Dio. E chi avrebbe perciò potuto dire ai propri figli il nome di Dio? Fu così che dimenticarono il nome di Dio e nell’intero mondo non ci fu più nessuno in grado di riconoscere il proprio creatore. Nonostante ciò, Dio fece dono agli uomini di molte terre, molta ricchezza e buona salute, acciocché potessero prosperare nel mondo. Egli donò ora anche la conoscenza, acciocché potessero comprendere tutte le cose del mondo e tutto ciò che potessero vedere sia nel cielo sia in terra.
Allora si meravigliarono e si chiesero come fosse possibile che la terra e gli animali e gli uccelli fossero simili in alcune caratteristiche e totalmente diversi in altre. Le loro caratteristiche erano simili in quanto se si facevano dei fori e si trovava l’acqua sulla cima delle montagne poi non era più necessario cercarla a valle. Allo stesso modo negli animali e negli uccelli il sangue sgorgava dalla testa verso i piedi. Un’altra caratteristica in comune era che dal terreno spuntavano erbe e fiori ogni anno e sempre nello stesso anno si seccavano e cadevano. Allo stesso modo negli animali e negli uccelli, i peli e le piume spuntavano e poi cadevano nello stesso anno. Questa è la terza caratteristica della terra: quando veniva scavata e rivoltata, l’erba cresceva di nuovo sul cumulo di terra. Paragonarono dunque le rocce e le pietre ai denti e alle ossa degli esseri viventi.
Da queste osservazioni dedussero che la terra fosse viva ed avesse una sorta di coscienza, e dedussero che fosse molto antica e potente per natura. Perché ella nutriva tutti gli esseri viventi, e si nutriva di quelli morti. Perciò le diedero un nome e tracciarono il numero dei loro antenati fino alla di lei nascita. Appresero dai loro vecchi parenti che centinaia di inverni furono contati, da quando esistevano la terra, il Sole e le stelle nel cielo; anche se i percorsi di questi astri erano differenti. Alcuni seguivano un percorso più lungo, altri più breve; perciò gli uomini dedussero che ci fosse qualcuno a guidare secondo la propria volontà le stelle nel cielo, e che dovesse essere molto forte e potente. E di costui dedussero che, se fosse in grado di comandare gli elementi principali, fosse venuto ancor prima delle stelle, e compresero anche che se costui era in grado di dominare il moto degli astri, era anche in grado di governare la luce del Sole e l’acqua nell’aria e ciò che cresce dalla terra, inclusi anche i venti dell’aria e le tempeste del mare. Però non sapevano dove si trovasse il suo regno. Perciò credettero che governasse su ogni cosa della terra e del cielo e delle stelle, del mare e dell’aria.
Ed acciocché di tutto ciò ci si potesse ricordare o parlarne, diedero loro stessi dei nomi alle cose, e questa tradizione si divise in molti modi. Perciò mentre i popoli si dividevano e le loro lingue si differenziavano, si compì quell’opera che fu la maggiore nel mondo.
In vecchiaia Noè divise il mondo tra i suoi figli. Diede a Cam la parte occidentale, a Jafet quella settentrionale e a Sem quella meridionale e così facendo dando il via alla suddivisione del mondo in tre parti. Mentre i loro figli si diffondevano per il mondo, negli uomini crebbe il desiderio di potere e di ricchezza, e perciò elaborarono arti ed abilità che nessuno aveva mai usato prima di allora, e ciascuno ottenne potere e ricchezza con la propria mente. E spinsero la loro mentalità a tal punto che gli africani, discendenti di Cam, invasero la parte del mondo destinata alla discendenza di loro fratello Sem. E quando l’ebbero per loro, il mondo gli sembrò ancora troppo piccolo, sicché costruirono nella valle Sennaar una torre fatta di legno e pietra, per raggiungere il cielo. E quando la costruzione era già così alta da stare al di sopra dell’aria e i costruttori avevano ancora voglia di aumentarne le dimensioni, Dio si accorse di quanto fosse enorme la loro genialità ed orgoglio, e decise che li avrebbe dovuti umiliare in una qualche maniera. E lo stesso Dio, che è onnipotente e che perciò avrebbe potuto senza sforzo abbattere la torre ed incenerire gli stessi uomini, decise invece di rendere vano il loro sforzo, e perciò fece sì che nessuno capisse più cosa gli dicesse l’altro, e così facendo gli fece rendere conto di quanto fossero piccoli. Perciò nessuno capì più cosa gli dicesse l’altro e distruggeva ciò che gli veniva ordinato di costruire, finché non iniziarono tutti quanti a litigare fra loro e perciò il proposito di raggiungere il cielo con la torre fu reso vano. Ed il loro capo era chiamato Zoroastro, egli rise prima ancora di piangere prima di nascere. I capomastri erano settantadue e perciò altrettante lingue si sparsero per il mondo quando si dispersero e le nazioni divennero altrettanto numerose. Al posto della torre fu costruita una città che ne prende il nome e fu chiamata Babilonia, e con la scissione delle lingue si moltiplicarono i nomi degli uomini e delle cose.
Lo stesso Zoroastro aveva molti nomi, e anche se aveva capito che l’orgoglio era stato distrutto con la torre, continuò a conquistare potere terreno e divenne re sopra tutti i popoli degli assiri. Da lui nacque l’errore del farsi idolatrare; quando fu venerato, fu chiamato Baal, che noi chiamiamo Bel. Egli ebbe anche altri nomi, ma più i nomi aumentavano, più la verità si allontanava. E cominciando con questo errore, ogni uomo successivo iniziò ad adorare i propri padroni o signori, gli animali e gli uccelli, l’aria e le stelle e la gran maggioranza delle cose mortali, finché l’errore si sparse per tutto il mondo e la verità fu del tutto perduta, e alla fine, nessuno conosceva più il proprio Creatore, a parte gli uomini che parlavano la lingua ebraica, l’unica che esisteva da prima della costruzione della torre. E ancora oggi gli uomini non hanno del tutto perduto il dono che gli fu fatto e conoscono le cose con la logica terrena, ma la comprensione delle divinità non gli è concessa. Però essi continuarono a sapere che ogni cosa era stata creata da una sorta di spirito.

2 – Sulle tre metà del mondo.

Il mondo è diviso in tre parti. Da Sud, verso Ovest e fino alle sponde del Mediterraneo, quella zona è chiamata Africa, la parte meridionale di questa zona è calda e bruciata dal Sole. La seconda parte, da Ovest a Nord e fino al mare, è chiamata Europa o Enea. La sua parte settentrionale è così fredda che non ci cresce più l’erba e non la si può abitare. Da Nord, per tutto l’Est e verso Sud, è chiamata Asia. In questa parte del mondo tutto è bello e la terra fa crescere bene i fiori, l’oro e le pietre preziose. Qua si trova anche il centro del mondo, e così come la terra è più bella e generosa che in altre parti, anche i popoli sono favoriti con più doni, sapienza e forza, bellezza e conoscenza.

3 – Sui troiani.

Vicino al centro del mondo nacque la dimora e città che divenne famosa, che fu chiamata Troia, nella zona che chiamiamo Turchia. Questa città fu costruita molto più grande delle altre e con maggiore abilità e maggiore sforzo e materiali, di quanto fossero le altre. Vi erano dodici reami sotto un unico re dominante, e ad ogni reame appartenevano molte terre. Questi regni avevano dodici comandanti che risiedevano in città e superavano in tutte la arti gli altri uomini del mondo.
Lo storico che ha scritto di costoro ha riportato materiale confusionario e perciò tutti i re del Nord ricostruiscono la propria genealogia fino a quel tempo ed includono tra gli dèi tutti i re di quella città, perciò lo stesso Priamo può essere considerato antecedente a Óðinn. Non ci si può meravigliare del fatto che Priamo discenda da Saturno, il quale fu considerato anch’egli un dio nelle lande del Nord. Costui, Saturno, crebbe nell'isola della Grecia chiamata Creta. Egli era il più grande, il più bello e il più forte degli uomini. E poi, per un’abilità innata, superava tutti gli altri uomini in sapienza. Egli inventò molte arti che non erano ancora stare scoperte. Egli era così portato nelle arti magiche da conoscere con certezza le cose in anticipo. Egli trovò quella materia rossa della terra dalla quale si ricava l’oro, e grazie a queste cose divenne molto potente. Prevedeva l’esito dei raccolti e molte altre cose, e perciò fu scelto come capo dell’isola. E anche se regnò per poco tempo, ci fu velocemente prosperità e ricchezza di tutto. C’erano soltanto monete d’oro. E sebbene ci fosse la carestia nelle altre terre, lì non ci arrivò mai. Tutti potevano procurarsi con facilità ciò di cui avevano bisogno, e per questo e per altre sue abilità egli fu considerato un dio, e da questo errore ne nacquero altri così presso i cretesi e i macedoni, com’era successo in precedenza tra gli assiri e i caldei con Zoroastro. E quando Saturno si rese conto dei poteri che il popolo gli attribuiva, si fece chiamare dio e disse di dominare il cielo, la terra e ogni cosa.
Una volta, Saturno salpò per la Grecia, perché lì si trovava una principessa di cui era innamorato. Era così preso da lei che un giorno, mentre lei era fuori con le sue ancelle, si trasformò in un toro e la aspettò nel bosco, e il suo aspetto era bellissimo, ogni crine era dorato. E quando la principessa lo vide, lo accarezzò sulla schiena. Egli balzò, deponendo l’aspetto di toro, e la cinse tra le braccia, la portò alla nave e salpò verso la patria Creta. Ma lì c’era anche sua moglie Io. Egli trasformò la principessa in una mucca (vitella) e la mandò ad Est del Delta del Nilo, lasciandole come scorta lo schiavo chiamato Argulo. Ella rimase lì per dodici mesi prima che egli le restituisse il proprio aspetto. Egli compì molte altre imprese come queste se non ancora migliori. Egli ebbe tre figli, uno si chiamava Giove, il secondo Nettuno, il terzo Plutone. Essi furono tutti uomini talentuosi ed il migliore tra loro fu Giove. Egli fu un uomo di guerra e conquistò molti reami. Egli era abile come suo padre e prese l’aspetto di molti animali e compì molte imprese che per il genere umano sarebbero state impossibili da compiere, e per questo e per altri motivi fu temuto da molte popolazioni. Perciò Giove viene prima di Þórr dato che gli spiriti malvagi lo temettero.
Saturno fece costruire a Creta settantadue città, e quando ritenne di essere pienamente al comando del proprio regno, lo divise tra i figli che egli insediò al suo fianco come dèi e diede a Giove i regni del cielo, a Nettuno i regni della terra, e a Plutone gli inferi. E quest’ultimo gli sembrò un regno così difficile da governare che gli diede il suo cane chiamato Cerbero per far la guardia agli inferi. Riguardo a Cerbero i greci dicono che Ercole l’abbia portato fuori dagli inferi sui regni della terra, e che anche se Saturno offrì i regni dei cieli a Giove, lui non lo volle e razziò il regno del padre. E si dice anche che lo prese e lo castrò e perciò si dichiarò un dio, e i macedoni dicono che prese il pene e lo buttò nel mare, e credettero che dallo stesso ne nacque una donna. La chiamarono Venere, e molto tempo fa Venere fu proclamata dea dell’amore, e fu posta tra le divinità, e si iniziò a credere che potesse indurre il cuore umano ad amare donne e uomini. Quando Saturno fu castrato da suo figlio Giove, scappò verso Ovest e si rifugiò in Italia. Lì viveva un popolo che non lavorava, viveva di bacche ed erbe ed abitava nelle grotte o nei boschi. E quando Saturno giunse lì, cambiò il suo nome in Njǫrðr, per evitare quel che pensò, che suo figlio Giove avrebbe potuto, in seguito, cercarlo ancora. Egli fu il primo ad insegnare agli uomini ad arare e a piantare la vite. C’era una buona ed umida terra che produsse subito i primi raccolti. Essi lo nominarono capo e dunque si appropriò di tutti i regni e fece costruire molte città. Suo figlio Giove ebbe molti figli, dai quali discendono molti ættir (clans): figlio suo fu Dardano, figlio suo fu Erico, figlio suo fu Lamedo, padre di Priamo il capo dei re. Priamo ebbe molti figli. Uno fra loro fu Ettore, il quale fu famoso nel mondo per la sua forza, la sua statura, le sue abilità e le sue imprese di guerra. Ed è scritto che, quando i greci e tutti gli eserciti del Nord e dell’Est combatterono contro i troiani, i greci sarebbero sempre stati sconfitti a meno che non avessero invocato gli dèi, ed è anche scritto che nessun essere umano li avrebbe mai sconfitti a meno che essi non fossero stati traditi dai loro stessi uomini, come poi è successo. E dalla loro fama gli uomini a venire si investirono di titoli nobiliari, e ciò accadde soprattutto per i romani, coloro che divennero i più famosi dopo quegli avvenimenti per molti motivi, e si dice che quando costruirono Roma i romani adottarono il più similmente possibile leggi ed usanze a quelle dei troiani, i loro antenati. E così tanta potenza accompagnò costoro per molti secoli che quando Pompeo, un comandante dei romani, attaccò l’Est, Óðinn fuggì dall’Asia si rifugiò a Nord, e si diede un nome e lo diede ai suoi uomini, e colui chiamato Priamo si chiamò Óðinn, e la sua regina Frigg, e la città dal regno da cui veniva lei fu in seguito chiamata Frigia. E sia che Óðinn raccontò queste cose di sé per fama, o che queste cose furono cambiate con l’evolversi delle lingue, sta il fatto che furono ritenute vere da molti saggi, e molti comandanti e condottieri lo presero come esempio per molto tempo.
Un re di Troia si chiamò Munón oppure Memmone. Egli aveva sposato la figlia del capo dei re Priamo, chiamata Troia. Ebbero un figlio, chiamato Troro, ma che noi chiamiamo Þórr. Egli crebbe in Tracia da un duca di nome Lorico, e quando ebbe dieci inverni, egli prese le armi di suo padre. Egli era così di bell’aspetto da spiccare tra gli altri uomini come dell’avorio incavato in una quercia. I suoi capelli splendevano come l’oro. Quando raggiunse il massimo della sua potenza aveva dodici inverni. Egli sollevò da terra dodici pellicce d’orso insieme, e poi uccise il duca Lorico, suo tutore, e con lui sua moglie Lora o Glora, e s’impadronì del regno di Tracia, che noi chiamiamo Þrúðheimr.
Egli poi viaggiò per molte lande e conobbe tutte le zone del mondo, combattendo da solo contro tutti i bersekir (guerrieri) e i giganti e i più potenti dei draghi e molte altre bestie. Nel Nord conobbe la veggente chiamata Sibilla, che noi chiamiamo Sif, e la sposò. Nessuno conosce lo ætt di Sif. Ella fu la più bella tra le donne, i suoi capelli erano come oro. Loro figlio fu Lóriði, che fu simile al padre. Suo figlio fu Einriði, suo figlio fu Vingeþór, suo figlio fu Vingener, suo figlio fu Móða, suo figlio fu Magi, suo figlio fu Seskef, suo figlio fu Beðvig, suo figlio fu Atra, che noi chiamiamo Annan, suo figlio fu Ítrmann, suo figlio fu Heremóð, suo figlio fu Skjaldun, che noi chiamiamo Skjǫld, suo figlio fu Bjáf, che noi chiamiamo Bjár, suo figlio fu Ját, suo figlio fu Guðólfr, suo figlio fu Finn, suo figlio fu Fríallaf, che noi chiamiamo Friðleif. Quest’ultimo ebbe un figlio di nome Vóden, che noi chiamiamo Óðinn. Egli fu un uomo di sapienza e di abilità. Sua moglie si chiamava Frígíða, ma noi la chiamiamo Frigg.

4 – Il viaggio di Óðinn al Nord del mondo.

Óðinn possedeva la preveggenza e così sua moglie, e per tale dote egli seppe che il suo nome sarebbe stato ricordato e favorito a quello di tutti i re nella parte settentrionale del mondo. Perciò egli desiderò partire dalla Turchia e fu accompagnato da molti, giovani e vecchi, uomini e donne, e tutti portarono con sé molte cose preziose. E mentre viaggiavano per le terre, venivano dette molte cose belle di loro, sicché sembrarono più divinità che umani. E non si fermarono, finché non arrivarono a Nord, nella terra che ora si chiama Sassonia. Lì Óðinn rimase per molto tempo e governò su un territorio molto vasto.
Óðinn mise i suoi tre figli a guardia di quelle lande. Uno si chiamava Veggdegg, egli fu un potente re e governò sulla Sassonia Orientale, suo figlio fu Vitrgils. I suoi figli furono Picta, padre di Heingest, e Sigarr, padre di Svebdeg, che noi chiamiamo Svipdagr. Il secondo figlio di Óðinn si chiamò Beldeg, che noi chiamiamo Baldr, egli possedette quella terra che ora è chiamata Vestfalia. Suo figlio fu Brandr, suo figlio Frjódigar, che noi chiamiamo Fróði, suo figlio Freóvin, suo figlio Ývigg, suo figlio Gevis, che noi chiamiamo Gavé. Il terzo figlio di Óðinn si chiamò Sigi, suo figlio fu Rerir. I loro antenati regnarono su quella che oggi è chiamata Francia, e da loro discende lo ætt chiamato Vǫlsungr. Da tutti loro sono discesi molti ættir grandiosi.
Óðinn poi riprese il suo viaggio verso Nord e arrivò alla terra che si chiamava Hreiðgotaland, e s’impadronì di tutte le terre che volette. Egli in queste terre mise suo figlio chiamato Skjǫldr, suo figlio fu Friðleifr, da loro viene lo ætt chiamato Skjǫldungr, essi sono i re dei danesi, e quella che ora si chiama Jótland prima si chiamava Hreiðgotaland.

5 – Óðinn prende dimora in Sigtún.

Dopo di ciò egli giunse a Nord a quella che ora si chiama Svezia. Lì c’era un re, che si chiamava Gylfi, e quando egli seppe dell’arrivo degli uomini dall’Asia, chiamati Æsir, viaggiò per incontrarli e fece delle offerte ad Óðinn che prevedevano che nel suo regno egli disponesse della sua stessa autorità. E infatti insieme a loro venne la fortuna, e dovunque essi prendessero lande, vi era pace e prosperità. Sicché tutti ritennero che furono proprio loro la causa della prosperità, e i comandanti dei vari regni capirono che essi erano diversi dagli uomini che finora avevano visto, sia in aspetto sia in conoscenza. Lì Óðinn si prese un bel terreno e ci fece costruire una città, che ora si chiama Sigtún, che prese il nome da lui, e si diede un regno e si chiamò Njǫrðr, ed è scritto nei libri di storia che Njǫrðr fu il primo a proclamarsi re degli svedesi. E prima che Óðinn venisse venerato lì come un dio, stabilì i suoi comandanti così com’era in usanza a Troia, nominò nella città dodici capi per far rispettare le leggi e così egli fece ciò che era stato fatto a Troia secondo le usanze dei turchi.
Dopo di ciò andò ancora più a Nord finché non raggiunse il mare che si credeva bagnasse tutte le terre del mondo, e lì mise un suo figlio per governare quel regno che oggi è chiamato Norvegia. Suo figlio si chiamava Semingr, e i re dei norvegesi e molti altri jarlar (nobili) potenti dicono di discendere dal suo ætt, così come si dice nello Háleygjatal. E Óðinn aveva con sé un altro figlio chiamato Yngvi, che fu re di Svezia dopo di lui, e da egli discende lo ætt chiamato Ynglingr.
Gli Æsir presero delle donne da quelle terre per sé, e alcune per i loro figli, e i loro ættir furono talmente grandi, che la loro discendenza si sparse oltre la Sassonia per tutte le terre del Nord e così anche la loro lingua, degli uomini dell’Asia, divenne la madrelingua di tutte quelle terre, e gli uomini pensano di poter capire da come sono scritti i nomi dei loro antenati, che i loro nomi appartenessero a questa lingua, e gli Æsir portarono questa lingua nel Nord, in Norvegia in Svezia, in Danimarca e in Sassonia, e in Inghilterra ci sono antichi nomi di posti e di città, che dimostrano provenire da una lingua diversa da questa.


2 commenti:

Bjǫrn Mánagoði ha detto...

Ore 20:26, errori di battitura corretti (il mio netbook ha la correzione da reinstallare e mi dimentico sempre di farlo).

Bjǫrn Mánagoði ha detto...

Ore 22:53 del 18 maggio, italianizzati i nomi entrati da sempre nella cultura popolare italiana (Adamo, Eva, Saturno, Giove, ma anche macedoni, romani, troiani, eccetera) tranne quelli norreni.