Fuþark antico e recente

Premessa

Per questo post ho utilizzato il font runico. Se dovessi vedere delle codifiche (quadratini, punti di domanda ecc.) al posto delle rune, come per esempio per ᚠ, qua è dove poter scaricare e installare gratuitamente Junicode, un codice open source in versione β, che, tra gli altri, racchiude anche il font runico.

Differenze tra gli alfabeti runici

In un post precedente ho parlato dell’alfabeto runico. Vi invito, prima di leggere questo post, di leggere quello precedente, se ancora non lo avete fatto, o in ogni caso di rileggerlo. Qui approfondirò le differenze tra i due principali set runici, ovvero, il fuþark antico (in uso dal 100 al 700 d.C. circa) e quello recente (dal 700 al 1.500 d.C. circa). Il fuþark antico norreno è, paradossalmente, quello più utilizzato oggigiorno; questo perché è composto da 24 rune, ergo più si avvicina all’alfabeto latino inglese (e italiano). Il fuþark antico era in comune a quasi tutte le tribù germaniche del Nord Ovest e Nord; quando iniziò l’epoca vichinga e il proto-norreno si evolse in norreno, lo fece anche l’alfabeto runico. Venne modificato e ridotto a 16 rune. Dunque, scrivere in norreno e usare il fuþark antico, è un’anancronia. Approfondiamo quindi il fuþark recente, che è più complesso da imparare, in quanto molte rune sono polivalenti. Di seguito elenco i valori corrispondenti in alfabeto latino, nonché il nome della runa in norreno (spesso viene usato il nome germanico o proto-norreno).

(Fé) = F
(Úr) = U, Y, Ø, V
(Þurs) = Þ, Ð
(Áss) = A, Æ, Œ
(Reið) = R
(Kaun) = K, G
(Hagall) = H
(Nauðr) = N
(Isa) = I, E, J
(Oðal) = O, Ǫ (Ö)
(Yr) = ɽ (R a fine parola)
(Sól) = S, Z
(Týr) = T, D
(Bjarki) = B, P
(Maðr) = M
(Lǫgr) = L

Queste sono le cosiddette rune a “braccia lunghe”, in quanto esiste anche un fuþark recente con delle rune semplificate, dette a “braccia corte”. Cambiano la metà delle rune, anche se di poco: Hagall diventa ᚽ, Nauðr ᚿ, Áss ᛆ, Sól ᛌ, Týr ᛐ, Bjarki ᛓ, Maðr ᛙ e Yr ᛧ. Queste rune a braccia corte si sono eventualmente semplificate nel fuþark di Hälsinge, ma non riguarda più la cultura norrena, perciò non approfondirò.

Tornando alla trascrizione, si può notare che alcune rune, come Lǫgr e Nauðr, hanno mantenuto un singolo suono, mentre altre sono bivalenti (Týr, Bjarki ecc.) e altre addirittura polivalenti. Questo rende complessa la decifrazione se non si conosce bene la lingua nella quale si scrive; crea inoltre molte doppie (soprattutto per il dittongo “ei”, molto comune, dato che sia la E sia la I utilizzano Isa) che, ricordo, quando si scrive in runico sono un errore (“Hagall” si trascrive ᚼᛅᚴᛅᛚ e non ᚼᛅᚴᛅᛚᛚ). Può sembrare più complicato, ma, per il norreno, è effettivamente più pratico, ed è naturale, essendosi evoluto paripasso con esso. Consiglio inoltre di impararlo, per non essere anacronistici quando si vuole usare qualcosa di norreno/vichingo”.

Conclusione

Io stesso sono costretto, sebbene conosca molto bene il fuþark recente (quando scrivo gli appunti in norreno, uso quello...), a utilizzare il fuþark antico, in quanto il primo è quasi sconosciuto. Ciò accade anche a molti altri divulgatori, perciò, non bisognerebbe mai giudicare la precisione di qualcuno/a in base al fuþark che usa. Tuttavia, la conoscenza ed utilizzo del fuþark recente, denota già una buona istruzione, non “da internet”.


Fonti

Poema Norvegese delle Rune:  contiene tutti i nomi norreni delle rune;
Handritasafn Árna Magnússonar: collezione dei manoscritti di Árni Magnússon, studente universitario e archeologo islandese del XVIII secolo, contiene prove ed attestazioni del medesimo sulle epoche di utilizzo del fuþark antico e recente in Islanda e Scandinavia;
Codex Sangallensis 878: trascrizione in greco, latino e addirittura ebraico sia del fuþark recente sia di quello antico (nel cosiddetto Abecedarium Nordmannicum).

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