L’alfabeto runico norreno

Prefazione

Ci sono moltissimi tipi di alfabeti runici e simili, sia come varianti per varie lingue (germanico, anglosassone, norreno, lusitano, etrusco, ecc.), sia come variante di una lingua nel tempo (fuþark antico per il proto-norreno, fuþark recente per il norreno, ecc.). Tra tutti gli alfabeti antichi, generalmente vengono considerati runici solo quello anglosassone, quello norreno e quello germanico; sebbene anche quello etrusco, quello lusitano, quello slavo e quello antichissimo greco siano affini. Persino l’antichissimo arabo, gli antichi geroglifici e l’antico ebraico hanno delle affinità con le rune; questo perché si crede discendano tutti da un unico alfabeto indoeuropeo. Comunque a noi non interessa; queste sono nozioni, poiché tratteremo del fuþark recente, o fuþark vichingo, quello in uso per l’appunto durante l’Epoca Vichinga del norreno (750 - 1000 d.C. circa). Il nome deriva dalle prime sei rune: F, U, Þ, A, R, K per l’appunto.

Translitterazione ed uso

Il fuþark fu, col tempo, quasi del tutto soppiantato dall’alfabeto latino. Tuttavia ciò non avvenne mai del tutto; e per questo il fuþark è ancora così conosciuto oggidì. L’utilizzo dell’alfabeto latino cominciò intorno all’800 d.C. per arrivare ad un utilizzo nei libri e nelle lettere quasi totale già nel 900 d.C., ma come detto, le rune non scomparvero mai del tutto: è per questo che abbiamo altri fuþark successivi a quello recente, come il medievale.

La translitterazione dal runico è ancora oggi un compito arduo: questo perché l’alfabeto runico, come l’alfabeto latino scandinavo moderno, presenta molte irregolarità. Tanto per fare un esempio, il suono [œ] poteva essere scritto sia come [oe] che come [ou] che come una runa propria (vedere sotto); la [y] poteva essere trascritta sia come [ju] che come [iu] che come [u] ed in epoca tarda anche [i] (vedere sotto anche per questo).Le vocali lunghe erano “sottintese”, come in scandinavo moderno: l’introduzione degli accenti acuti, che denotano una vocale lunga, avvenne con l’alfabeto latino, poi però scomparve nel medioevo in Svezia, Norvegia e Danimarca; in ogni caso dunque le vocali non vanno trascritte come doppie. Vi sono rari casi in cui troviamo una doppia [a] o una doppia [o]; questo perché intorno al 900 d.C. il loro suono iniziò a mutare (vedi nota sulla pronunzia del norreno).

Alfabeto runico

ᚠ Fé – Viene traslitterata sempre come F/f.
ᚢ Úr – Viene traslitterata come U/u quando breve, come Ú/ú quando lunga.
ᚦ Þurs – Viene translitterata come Þ/þ ad inizio parola e nel resto come Ð/ð.
ᚨ Áss – Viene translittera sia come A/a sia come Á/á.
ᚱ Reið – Viene translitterata sempre come R/r.
ᚲ Kaun – Viene translitterata sia come K/k siae come C/c.
ᚷ Geirr – Viene translitterata sempre come G/g. Fino all 900 d.C. circa.
ᚹ Vend – Viene translitterata sia come V/v sia come W/w. Fino all 900 d.C. circa.
ᚺ Hagall – Viene translitterata sempre come H/h.
ᚾ Nauðr – Viene translitterata sempre come N/n.
ᛁ Isa – Viene translitterata sia come I/i sia come Í/í.
ᛃ Jár – Viene translitterata come J/j oppure I/i. Fino all 900 d.C. circa.
ᛇ Ær – Viene translitterata con Æ/æ oppure Œ/œ. Fino all 900 d.C. circa.
ᛈ Pǫrð – Viene translitterata sempre con P/p. Fino all 900 d.C. circa.
ᛉ Ǫlgir – Viene translitterata sempre con Z/z. Fino all 900 d.C. circa.
ᛋ Sól – Viene translitterata sia come S/s che come S lunga, ovvero ſ ed ß.
ᛏ Týr – Viene translitterata sempre come T/t.
ᛒ Bjarki – Viene translitterata sia come B/b che come P/p.
ᛖ Er – Viene translitterata sia come E/e sia come É/é. Fino all 900 d.C. circa.
ᛗ Maðr – Viene translitterata sempre come M/m.
ᛚ Lǫgr – Viene translitterata sempre come L/l.
ᛜ Ingr – Viene translitterata sempre come NG/ng, corrisponde al suono Ŋ/ŋ.
ᛞ Dagr – Viene translitterata sia come D/d sia come Ð/ð. Fino all 900 d.C. circa.
ᛟ Oðal – Viene translitterata sia come O/o sia come Ó/ó. Fino all 900 d.C. circa.
ᛣ Yr – Runa creata per la R finale in norreno, non esisteva prima del 900 d.C. circa.
ᛢ Œr – Viene translitterata sia come Œ/œ sia come Ø/ø, non esisteva prima del 1000 d.C. circa.

Translitterazione da alfabeto latino a runico delle lingue moderne

Altro discorso riguarda invece la translitterazione da l’alfabeto latino al runico. Per l’italiano l’unico problema riguarda gli accenti: infatti non esistono rune accentate e sarebbe un sacrilegio pensare di scrivere una Áss con l’accento. Non esisteva neanche l’apostrofo, il che rende vano per esempio scrivere [A’].

In ogni caso gli accenti sono superflui per un madrelingua, e dunque l’italiano è una lingua poco problematica per la translitterazione in runico: ha tutte le lettere runiche di cui ha bisogno, in quanto la [q] ha il medesimo suono di [k] e [c], pertanto viene trascritta con Kaun. La [x] tecnicamente non fa parte dell’alfabeto italiano; tuttavia è presente in parole come “extra”, “xilofono”, eccetera. Ebbene, semplicemente si trascriverà [c] + [s] (Kaun + Sól).

La Y viene trascritta sia come [u] che come [ju] che come [iu]. Questo è il motivo per cui molte parole norrene sono evolse in norvegese con la Y e in svedese con JU, per via della translitterazione in alfabeto latino del suono [y]. (Un esempio è la parola norrena “lýs”, divenuta “lys” in norveges e “ljus” in svedese).

Per le lingue scandinave e per il tedesco, c’è invece il problema dei caratteri speciali, ovvero, Ä, Ö, Ü, ß, Å, Ø ed Æ. Questo problema è sorto anche con le macchine da scrivere nel 1800, made in U.K. e pertanto sprovviste dei caratteri speciali, perciò è stato da tempo ovviato con le translitterazione dei caratteri speciali in dittonghi latini. Per chi non le conoscesse, le riporterò in seguito: Ä/ä, Æ/æ = [ae]; Ö/ö, Ø/ø = [oe]; Ü/ü = [ue]; ß = [ss]; Å/å = [aa].

Pertanto il tedesco “München” sarà trascritto come Muenchen, ovvero, ᛗᚢᛖᚾᚲᚺᛖᚾ.

Per l’inglese, l’unica differenza è l’utilizzo di Þurs [ᚦ] per i vari [th], e l’utilizzo di Kaun [ᚲ] sia per la [c] che per la [k].

Nota finale

Se vedete dei punti di domanda, dei quadratini o altro, non avete il font runico.



Fonti scritte

Conosco le rune a memoria, perciò non ne ho idea... ne « I miti nordici » di Gianna Chiesa Isnardi viene descritto il fuþark recente (quello successivo al 900 d.C.), perciò ammanca molto di ciò che qua ho scritto; inoltre è un piccolo paragrafo molto vago.

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